Christian Levrat: «Occorre considerare anche le conseguenze delle decisioni politiche»
Christian Levrat sottolinea che le decisioni politiche devono essere valutate con attenzione per evitare conseguenze a lungo termine per la Posta.

Al momento, il dibattito politico è serrato e il futuro della Posta è oggetto di accese discussioni. Qual è la sua opinione in merito?
È giusto e importante che ci sia una discussione sul futuro dell’azienda. Il mercato ci pone di fronte a non poche avversità, a causa del calo delle lettere, della situazione dei tassi d’interesse presso PostFinance o ancora della volatilità della situazione internazionale. Con la nostra strategia «Posta di domani» abbiamo dato alla politica il tempo necessario per gettare le basi legali per il servizio pubblico post 2030. Ora però è giunto il momento di agire. La nostra è una delle poche aziende postali in Europa che non riceve contributi finanziari per un mandato servizio universale così completo. Se non si vuole modificare questa situazione, soluzione per la quale personalmente propendo, è necessaria una discussione aperta sull’adeguamento del servizio universale e sul margine di manovra della Posta sul mercato.
Oltre a essere una delle poche aziende postali in Europa a non godere di sussidi finanziari, in Svizzera la Posta sottostà anche alle disposizioni più severe in materia di mandato di servizio universale del continente…
Ed è proprio qui che i conti non tornano. Inoltre, nel confronto europeo è anche soggetta alle limitazioni più stringenti in termini di capacità di agire. Abbiamo quindi bisogno di una discussione seria sui limiti del servizio universale e sul margine di manovra della nostra azienda. Ciò significa che la discussione in corso è giusta e importante, ma deve spingersi oltre a quanto fatto finora.
Molti politici però la pensano diversamente e ora, in parte dopo la comunicazione del Consiglio federale e in parte fin da prima, richiedono normative più stringenti per la Posta. Siete indispettiti da queste proposte?
Personalmente no, anche se alcune proposte, in particolare le decisioni della Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio nazionale (CET-CN), mi preoccupano. La Commissione desidera limitare la libertà imprenditoriale della Posta al punto tale da permetterci, in pratica, di fare solo ciò che rientra nel servizio universale. Tutto questo senza spendere una parola sul finanziamento dell’intero sistema. I costi per l’erogazione del servizio universale si aggirano intorno ai 360 milioni di franchi all’anno e tendono ad aumentare, a un ritmo molto rapido. Secondo la regolamentazione vigente, la Posta deve farsi carico di tali costi. Chiaramente, se non ci sarà concesso di poter utilizzare gli utili della libera concorrenza per finanziare questo mandato di servizio universale, ci saranno delle conseguenze. In questo caso, infatti, non avremo soluzioni per finanziare le filiali della Posta, il traffico dei pagamenti né per recapitare la corrispondenza in località isolate. Questo aspetto deve essere considerato in una prospettiva globale.
Cioè?
Sto solo cercando di dimostrare che c’è una stretta correlazione tra i servizi della Posta e il loro finanziamento. Se le richieste verranno accolte, il servizio universale non sarà più finanziato, la Posta non potrà più autofinanziarsi né versare dividendi alla Confederazione. A mio avviso è importante quindi tenere conto anche delle conseguenze delle decisioni politiche.
Volete quindi continuare a «fare man bassa» in mercati a voi estranei, per dirlo con le parole dei critici?
No. Da quando è stata istituita, la Posta può esercitare la propria attività solo in quattro settori: comunicazione, logistica, traffico dei pagamenti e mobilità, ed è in questi che operiamo. E dobbiamo continuare a farlo se vogliamo essere anche in futuro un punto di riferimento nella vita quotidiana della popolazione. Il mondo cambia e la Posta deve cambiare insieme a lui.
C’è un altro aspetto che vorrei sottolineare: attualmente ci concentriamo sull’integrazione delle aziende acquisite e vantiamo competenze e tecnologie di diverse imprese che integriamo nella nostra come tasselli di un puzzle per mantenere la nostra redditività e rilevanza.
Passiamo ora a PostFinance: per anni avete perorato la causa dell’abolizione del divieto di concedere crediti e ipoteche, una questione che è stata ora completamente accantonata dalla politica. Anche da voi?
Assolutamente no. Ed è proprio questo il momento giusto per riprendere la discussione. Quattro anni fa il Parlamento ha respinto l’abolizione del divieto di concedere crediti e ipoteche. Il motivo? Non si voleva considerare il tema in modo isolato, bensì nel contesto generale della Posta del futuro. E ora il momento è arrivato: dobbiamo parlare delle possibilità di finanziamento della Posta. Oggi PostFinance è costretta a investire miliardi di franchi all’estero anziché in Svizzera. Dovremmo discutere della possibilità di finanziamenti alle aziende. Sono sicuro che sarebbe nell’interesse delle nostre PMI.