Test superato: nessuna vulnerabilità critica nel sistema di voto elettronico della Posta
Per quasi tre settimane, hacker etici hanno sottoposto a un esame approfondito il sistema di voto elettronico della Posta. Nonostante una partecipazione nettamente superiore rispetto al 2025, non sono state individuate vulnerabilità critiche. Al tempo stesso, sei riscontri hanno fornito indicazioni preziose per migliorare ulteriormente il sistema. Per le segnalazioni ricevute, la Posta ha versato ricompense per un totale di circa 38’000 franchi.

Angriffe im Dienst der Sicherheit
Al servizio della sicurezza
Nell’estate 2026 la Posta ha nuovamente sottoposto il proprio sistema di voto elettronico a un test pubblico di intrusione (Public Intrusion Test, PIT). Dal 6 al 24 luglio gli hacker etici hanno potuto attaccare il sistema della Posta per mettere alla prova in ogni suo aspetto il processo di votazione. Il test non si è svolto sul sistema di voto reale, bensì in un ambiente identico nel quale è stato possibile simulare l’intera procedura di espressione del voto.
Partecipazione in forte crescita e ricompense per circa 38’000 franchi
La partecipazione è stata nettamente superiore rispetto al 2025, con 5479 indirizzi IP diversi, da 107 Paesi del mondo, che hanno effettuato l’accesso all’infrastruttura predisposta per il test. Per fare un confronto, nel 2025 si contavano 2600 indirizzi IP da 54 Paesi. Complessivamente, quest’anno sono stati rilevati oltre 403’000 accessi. Nel 2026 la Posta ha poi integrato il test di intrusione pubblico con possibilità di verifica più ampie, permettendo a 20 ricercatrici e ricercatori selezionati nel campo della sicurezza di esaminare il sistema in modo ancora più approfondito. Per le vulnerabilità confermate («bug») la Posta versa delle ricompense, i cosiddetti «bounty». Nell’ambito del test di quest’anno, l’azienda ha corrisposto agli hacker etici circa 38’000 franchi per i riscontri segnalati.
Risultato: l’urna digitale rimane inviolata
La Posta ha ricevuto e analizzato 85 segnalazioni, confermando sei riscontri. Nel programma bug bounty per il voto elettronico, e quindi anche nel test di intrusione, i riscontri vengono classificati in quattro livelli di gravità: «bassa», «media», «alta» oppure «critica». Durante il test di intrusione è stata rilevata una vulnerabilità con gravità «alta» e una con gravità «media». Le altre sono risultate di bassa gravità. La vulnerabilità con gravità «alta» avrebbe potuto compromettere la disponibilità del server di voto, senza tuttavia incidere sulla sicurezza dei voti espressi. Nessuno degli hacker etici ha individuato vulnerabilità critiche nel sistema di voto elettronico della Posta. L’urna digitale ha resistito agli attacchi nonostante la partecipazione molto elevata. La Posta analizza attentamente tutte le segnalazioni e le utilizza per migliorare ulteriormente il sistema. Per la Posta è chiaro: la trasparenza e la collaborazione con la comunità internazionale della sicurezza contribuiscono a rendere il voto elettronico in Svizzera sempre più sicuro.
So arbeitet die Post an sicherem E-Voting
Come la Posta lavora per la sicurezza del voto elettronico
La Posta ha sviluppato il sistema di voto elettronico in Svizzera e continua a perfezionarlo nel Paese. A Neuchâtel ha creato un centro di competenza per il voto elettronico e la crittografia, dove un team di esperte ed esperti lavora ogni giorno su codici e algoritmi. I test di sicurezza pubblici sono per la Posta uno strumento importante per migliorare costantemente il sistema. Tali test sono prescritti per legge affinché il voto elettronico possa essere impiegato nella fase sperimentale. Ulteriori informazioni sul voto elettronico sono disponibili presso la Cancelleria federale e sul sito swisspost-digital.ch. Non solo voto elettronico: la Posta offre anche altri servizi digitali, come la possibilità di inviare e ricevere lettere digitali direttamente tramite la Post-App.